Quest'anno gli allievi del Corso di specializzazione in editoria, scegliendo il tema della loro esercitazione collettiva, hanno deciso di affrontare il tema della solidarietà ed in particolare del volontariato giovanile.
Richiesto di fare la prefazione, ho iniziato la lettura del testo con un po' di senso di responsabilità e poi sono stato coinvolto e non ho spento la luce se non dopo averlo letto fino all'ultima pagina.
Temevo che, trattandosi di una antologia di racconti e di studi, fosse d'obbligo la frammentarietà e invece è risultata un'opera organica in cui ogni racconto aggiunge un pezzo a un unico mosaico.
L'ho letta tutta d'un fiato come si legge un romanzo.
Si ha l'impressione, mentre si legge un racconto dopo l'altro, di assistere alla scoperta di un affresco nascosto da incrostazioni depositate dal tempo e dall'incuria dell'uomo.
Pagina dopo pagina si è aiutati a dare un significato a tanti tratti che non si sapeva a quale immagine appartenessero.
È l'immagine di un volontariato che appare sempre più radicato e consistente di quanto possa sembrare a prima vista.
Sono sicuro che quella che non voleva essere altro che una esercitazione scolastica sarà certamente citata nella bibliografia della solidarietà e del volontariato giovanile, non solo perché descrive questa realtà in maniera completa, chiara e avvincente, ma anche perché, mi pare, ha la capacità di farla crescere.
Si coglie, in questo libro, l'aria fresca e pulita dell'entusiasmo giovanile non ancora inquinato dalla stanchezza e dallo scoraggiamento. Non la spavalderia inconsapevole, ma l'entusiasmo concreto e disincantato, che conosce le grandi proporzioni del male con cui viene a contatto ogni giorno ma che sa attingere speranza e vigore alle radici profonde dell'uomo.
In questo tempo in cui si avverte da ogni parte il desiderio di recuperare i valori fondamentali dell'uomo, è confortante che un gruppo di giovani, già così ben preparati, ci vengano ad indicare la strada della "solidarietà". Sarà forse solo "uno spicchio del mondo" ma uno spicchio radicato nelle profondità dell'uomo.
Io credo però che esso sia più simile a uno zampillo che sale da un fiume sotterraneo e nascosto che a un sorso d'acqua in una cisterna screpolata.
È un invito a prenderci cura dell'altro perché ci appartiene. "Passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione, lo guardò nel volto e ascoltò il suo cuore" (Lc. 10,33).
Ringrazio gli allievi per questo prezioso contributo alla vita e anche i docenti che mettono a disposizione la loro riconosciuta competenza professionale con un impegno educativo di così alto profilo. |